“Il Grande Deserto”

Secondo appuntamento, martedì 28 luglio 2009

In memoria di Anna Silocchi, nel 20° anniversario del sequestro.

 

Musiche antiche a cura di Silentia Lunae, tratte da:

Codex de las Huelgas, circa 1200

LLibre Vermeill, circa 1200

Cancioneiro di Alfonso X El Sabio, fine 1200

Cancioneiro de Uppsala, fine 1200

Canzoni Spirituali di Thomas Campian, 1500

Opere per liuto di Girolamo Kapsberger, fine 1500

Arie Spirituali di Henry Purcell, fine 1500 inizio 1600

 

Testi a cura di Maria Caruso:

Poesie di Maria Caruso, tratte da “L’Aspro e il sublime”

Poesie di Lucia Bux

Poesia di Claudio (l’autore rimane anonimo)


 

Tom.jpg

Tom, monaco trappista e amico, morto nel 1968, al quale scrivo di tanto in tanto nella convinzione che lui le lettere le legga tutte.

 

 

 

 

 

Mirella, detta Anna, a cui è dedicato questo secondo incontro del Grande Deserto.

 

La Vita – poesia di Claudio (l’autore vuol rimanere anonimo)….. voce narrante Mirella Landini

Quando la morte bussò alla mia porta

La pregai in ginocchio di non entrare

Ma lei entrò, senza esitare.

Altre volte io venni in questa casa

-disse- e sempre mi accogliesti.

 

Venni vestita di verde,

cosparsi di fiori il tuo glicine

profumai il tuo giardino, lo bagnai di rugiada

mi chiamasti Natura.

 

Venni vestita di bianco

Feci brillare il tuoi occhi

Sorridere tua moglie e i tuoi figli

Mi chiamasti Letizia.

 

Venni vestita di rosso

Tremò il tuo cuore, pregasti

Qualcuno andò via, altri ti dissero

Parole buone, mi chiamasti Dolore

 

Venni di luce vestita

E ti sentisti più vivo, più vero

Ti sembrò ogni cosa più cara

Mi chiamasti Amore

 

Ora perché mi vedi di nero vestita

Credi che io spezzi, interrompa.

Mi credi nemica di ciò che tu ami.

No non guardare il vestito.

 

Non parlai, lei prese per mano

La mia sposa e si avviò.

Allora gridai – Qual è il tuo nome? –

Rispose la morte, di nero vestita:

-          Il mio nome è uno solo. Sono la Vita.

 

 

Brano musicale –

Santa Maria Strella do Dia/ Lumen ad Revelationem Gentium/ Sanctus Clericetus

 

(Invocazione a Santa Maria Stella del Mattino ad essere la luce che ci guida a Dio; Preghiera della Compieta “Ora lascia o Signore che il tuo servo vada in pace”; Inno festivo nella solennità di un martire – tratti da codici medievali)

 

Intervento e Poesia – testi di Maria Caruso, voce narrante

Fammi violenza, e nelle aride

Vaste regioni interiori

Dalle forme  geometriche

Arcane, spianate

Davanti all’occhio atroce

Della mia mente

Troppo lucida, per essere sana,

cantami il canto silente

dell’abbandono

della scarnificazione.

 

Mi guarirai dalla stoltezza esoterica

Mi guarirai. Medicina aspra

Veleno, che odori d’assenzio

Solitudine, silenzio.

 

Ingrata, cieca e stolta io

Che posso ancora distinguermi

Dalle altre forme

Che posso ancora ergermi

Come un brandello di sangue

Io, che fino a che cellula

Rimarrà in processo vitale

Di tre giorni

Non ancora putrida

Potrò cantare

“Vita, vita, vita!”

E non potrò vedere

Il mio spirito arso da fiamme

Finché non avrai trapassato

L’essere mio con frecce

Infinite e crude

 

Tu mi ami, tu solo mi ami, Dio

Dio del deserto, dio nudo

Dio uomo, dio amante

Dio che mi tocchi,

senza vergogna

dio che mi accarezzi

dove la pelle mi fa male

                        da “L’Aspro e il Sublime”

 

Tom, mi sono accorta che qualcosa non va’. Tutto il mondo si contorce come un muscolo che si stringe in uno spasmo. Dentro e fuori di me convivono il tutto e il niente. I dolori, le vite, le angosce, le gioie di miliardi di persone in un istante mi entrano dentro e mi scarnificano. Io non so più come affrontare questa vita Tom, perché Dio mi trascina in questa visione terrificante nel deserto: vedo un mare sconfinato di anime, dalla creazione del mondo fino al momento della sua fine, vivere l’esperienza incredibilmente multiforme e allo stesso tempo ciclica dell’esistenza terrena. Vedo le vicende e le storie, sento il respiro di ogni uomo, ne sento i pensieri.

A volte, Tom, quando passo per strada e incrocio un passante, sento per un attimo come se fossi dietro a quegli occhi e vedo e sento il mondo come lui, come lei, come quella pietra, come quel piccione in volo, come quel cartello stradale, come… hai capito Tom?

Eppure, quello che prima mi strappava l’anima dentro, ora mi è senza dolore. Perché le vite e i dolori dell’esistenza, si muovono sullo sfondo di una visione più grande: una luce, viene dal di dentro di non so cosa, e avvolge tutto. Un globo di fuoco, Cristo, il Centro dell’Universo, come tante volte mi ha guardato dall’Eucaristia, mi sorride al centro della Luce e dice: “Non ho bisogno di ostensori d’oro. Non ho bisogno di forma materiale a sorreggermi. Eppure mi sono fatto Uomo. Venite a me, voi tutti che siete affaticati e stanchi.”

                                                                                    Da Lettere a Thomas Merton

Stridono acidule nel caldo estivo le cicale

Il cielo è tutto un riverbero acuto di torpore

L’erba del campo secca ignara di me

E la mia carne muore.

 

Ora che i sogni non hanno più sfondi colorati,

e le trame dell’irreale non sono più meno vere

che le brutte e concrete verità indesiderate

cosa rimane, a terra, con le scorze

 

del nostro viaggio mortale?

Non mentirmi, mediocre Uomo

Che ti nutri di banalità per rabbia

Che ti distruggi e ti laceri

Con lamette invisibili.

 

Non mentirmi, non dirmi

Che vivrò nel tuo cuore

Che sarò viva, un ricordo,

finchè tu mi avrai dentro.

            Da “L’Aspro e il sublime”

 

BRANI MUSICALI

Maria Matrem/Des Oges Mais

(O Maria madre – preghiera di affidamento a Maria; “Da ora in poi…: cantiga medievale, preghiera di affidamento a Maria; tratte da LLibre Vermeill e Codex de las Huelgas)

 

Voce narrante – Maria Caruso

"Viaggerò fino a te, Signore,
attraverso mille vicoli ciechi.
Tu vuoi portarmi a te attraverso muri di pietra."  

T. Merton, da “Dialoghi con il Silenzio”

 

“In Silenzio”

Rimani immobile

Ascolta le pietre delle mura.

Stai in silenzio, esse provano

A dire il tuo

 

Nome.

Ascolta

Le mura viventi.

Chi sei?

Chi

Sei tu? Al silenzio

Di chi appartieni?

 

Chi (stai in silenzio)

Sei (come queste pietre

sono immobili). Non

pensare a cosa sei

e ancor meno

a cosa un giorno potresti essere.

Piuttosto

Sii ciò che sei (ma chi?) sii

L’uno impensabile

Che non conosci.

 

O sii immobile, mentre

Tu sei ancora vivo

E tutte le cose vivono intorno a te

Parlando (io non sento)

Al tuo essere

Parlando attraverso l’Inconoscibile

Che è in te ed in esse stesse.

 

Proverò, come esse

Ad essere il mio stesso silenzio

E questo è difficile. L’intero

Mondo segretamente è un incendio. Le pietre

Bruciano, anche le pietre

Bruciano me. Come può essere immobile un uomo

O come può ascoltare tutte le cose che bruciano? Come può osare

Sedersi con esse quando

Tutto il loro silenzio

È un incendio?                                                                                 

da Thomas Merton: "The Strange Islands"

traduzione dell’Anonimo del XXI Secolo

 

2 Poesie  di Lucia Bux – voce narrante Lucia Bux

La Luce attraversa l’involucro

Filtra la trama invisibile

Gioca coi ricami opachi

Di trama fitta fa ombre.

Noi trasparenze

Attraversati dalla Luce

Alla Luce andiamo

Meta e passo

Un solo Mistero

Un solo cosmo ci avvolge.

Ci penetra e vivifica

Un solo Respiro

Ruah atta’h

Respiro il tuo respiro

Sono il tuo respiro

 

(sottofondo d’arpa)

 

Bagliori di luce che acceca

Che svela e rivela

Fa nuova ogni volta

Ogni cosa.

Quando la luce

Cresce da dentro

S’allarga come onda

Ogni cellula è trasfigurata

E tu brilli e sei luce

Tu sul monte

Ci inviti nel buio

A vedere il segreto del cuore.

 

Brano Musicale

Remedios curativos/Cant.123/Como poden

(Salve Regina e miracoli della Vergine tratti dal Cancioneiro di Alfonso x El Sabio, Cancioneiro de Uppsala)

 

Poesia di Maria Caruso, voce narrante

Tremore

Ovatta, al posto del cervello

Frammentazione d’essere

Cristallo infranto

Sporco di fango.

 

Fuoco sordo nelle giunture

Pelle dolorante

Ogni passo un chiodo

Sotto i miei piedi.

 

Come si curva, la mia schiena

Sotto la sferza

Così lo stelo carico di grano

Sotto il vento scirocco.

 

Quanto mi pesa addosso

Il corpo

E quanto l’amo

D’un amore paziente e tenero.

 

Dentro di me

Qualcosa di assurdo

Indomabile vitalità

Tiene a baia la morte.

                        Da “L’Aspro e il sublime”

 

Intervento – in ricordo di Mirella Silocchi – voce narrante Maria (sottofondo di liuto)

Ho guardato il tuo sorriso. La foto, un ritaglio di bionda luce solare, è di una giovane donna piena di vita. Come me, come tante. Bella, solare, una persona che se incontrassi mi piacerebbe diventarci amica. Dal sorriso si leggono tante cose…

Eppure ti ho conosciuta, nella gentilezza di una tua nuora, che con tenerezza mi ha parlato di te, della tua famiglia. Ti ho conosciuta da quello che mi raccontava mio marito del carattere buono e riservato di uno dei tuoi figli, che è stato suo allievo di inglese. Ti ho conosciuta nello sguardo di tante persone, che vedendo la locandina che mettevo su in chiese e negozi mi diceva: “Ah, sì! Me la ricordo.” E poi, dalla sofferenza che persisteva ancora nel tono di quelle poche parole, capivo che avevano veramente seguito tutta la tua storia. Ci avevano pianto, quelli che mi dicevano “mi ricordo” con la voce seria e lo sguardo improvvisamente buono: e il fatto che io gli dessi quella locandina, era come un patto che diceva “sì, ci sono anch’io”.

Ma cosa vorresti dire tu a tutti quelli che ti amano e che sono qui, con la dolcezza del tuo sorriso? Tu sapresti dirlo solo con lo sguardo. Se all’improvviso tutti vedessero la tua anima com’è ora, noi ci metteremmo a gridare dalla gioia! Non penseremmo più a quanto hai sofferto, ma saremmo riempiti di luce.

Sono arrivata a Parma nel ’99. Mi ricordo tante volte che camminando d’inverno con la mia giacca nera e informe da povera per le strade di questa città di cui sono figlia adottiva, i volti stanchi della gente mi sorprendevano come piccole sferzate di amarezza. Ero sola, non conoscevo quasi nessuno. Ogni tanto, mi fermavo al Chiostro dell’Annunziata per guardare le rondini in quello scorcio di cielo grigio e per stare un po’ con Padre Lino, figlio adottivo anche lui.

Gli anni passavano e io mi chiedevo: “Perché tanta amarezza, nelle facce di questa città?” Poi, quando anche Tommy, Virginia, Silvia, Andrea (oh e tanti altri sono stati i casi che ci hanno fatto piangere), hanno vissuto la loro “Passione”, ho smesso di chiedermi il perché. Ho cominciato ad amare questa gente, la tua gente Mirella. Ho chiesto a Dio tante volte cosa potessi fare, io che non sono nulla, solo un’artista, per queste persone.

Dio mi ha portato in un Grande Deserto, e da lì la visuale è unica: lì un piccolo nulla può diventare poesia, e una cosa inutile come la poesia può svegliare il cuore delle persone alla speranza ancora una volta. Nel deserto ho incontrato anche te – grazie, Mirella, perché incontrando il tuo sorriso, la tua storia, io so che bisogna amare la vita. Lasciare l’eredità che hai lasciato tu è il dono più grande – il sorriso, l’amore.

Quando l’anima si distacca dalla speranza, si distacca dalla vita. Io so solo scrivere poesie e cantare.  Non conosco altro modo per dire le bellezza di Dio che cercare di trasmettere oltre le parole la visione della sua Luce di Speranza.

Vorrei che il tuo ricordo fosse come una visione del tuo volto sorridente, nel sole.

VIII

Non chiedermi di cantare

Come un poeta che intesse il canto d’amore.

Chiedimi di essere

Io stessa la rugiada che cade a lente gocce

Dal fiore di magnolia

Sospeso tra un ramo e il cielo

un attimo solo a rendere lieta la sera.

 

Non chiedermi di ardere più

Che il mio lume è spento, tutto ora giace.

Sii tu per me luce, o Silenzio

Perché Dio, o Settimo Giorno, in te riposa

E tace. Come velluto denso

Scenda una notte immensa a darmi pace.

 

Non leggere oltre amico

Che lieto solchi le sponde del giorno

E cammini ignaro

Di chi ti sta accanto. Il mio volto più bello

Ti accompagni e ti appaia

Quando da lungo tempo avrò fermato il passo

Mentre tu vai ancora.

 

E ti parli di infinito stupore

Di meraviglioso dono

Il volgerti indietro per chiamarmi

Il tendere la mano per dire: “Vieni!”

Per scorgere solo il candore

Di un fiore che lascio a terra

Perché tu capisca di avermi amato.

                        Da “L’Aspro e il sublime”

 

BRANI MUSICALI
Brano solistico per liuto/Never Wheather/

(Aria Sacra di Thomas Campion: “Mai vi fu anima che con più desiderio tra le tempeste ella vita giunse a Dio”)

Pensiero di Thomas Merton – voce narrante Mirella Landini

[…] La vera contemplazione è l’opera di un amore che trascende ogni soddisfazione ed ogni esperienza per riposare nella notte della fede pura e nuda. Questa fede ci porta così vicini a Dio che si può dire Lo tocchi e Lo afferri quale Egli è, anche se nelle tenebre. E l’effetto di questo contatto è spesso una pace profonda che trabocca nelle facoltà inferiori dell’anima e costituisce così un’ ‘esperienza’. Pure questa esperienza o senso di pace resta sempre un accidente della contemplazione, e l’assenza di questo ‘senso’ non significa quindi che il nostro contatto con Dio sia cessato. […]

Da: Thomas Merton. New Seeds of Contemplation. 1961

 

Poesia  di Lucia Bux

Figlio è ciò che genero, ciò che nasce da me.

Generare Luce: fare gesti di Luce

Pensieri di Luce

Moti interiori di Luce.

Creazione-Luce.

“Avrai un Figlio, lo chiamerai Gesù”…

Far crescere la scintilla divina

Farla diventare figlio

Generarla, partorirla.

Sforzo tra dolori e sangue:

portare a compimento i miei giorni.

Opera divina

Nella notte buia.

 

INTERVENTO DI DANZA SACRA – Danza Mirella Landini

Poesia di Thomas Merton, voce narrante, Richard Benecchi

 

My Lord God,
I have no idea where I am going.
I do not see the road ahead of me.
I cannot know for certain where it will end.
Nor do I really understand myself,
and the fact that I think I am following
your will does not mean that I am actually doing so.
But I believe that the desire to please you
does in fact please you.
And I hope I have that desire in all that I am doing.
I hope that I will never do anything apart from that desire.
And I know that if I do this you will lead me by the
right road, though I may know nothing about it.
Therefore will I trust you always though I may
seem to be lost and in the shadow of death.
I will not fear, for you are ever with me, and
you will never leave me to face my troubles alone.

Thomas Merton

 

Traduzione: voce narrante Maria Caruso con sottofondo di Tiorba (toccata arpeggiata di Kapsberger)

 

Signore, mio Dio

Non ho idea di dove io stia andando

Non vedo la strada davanti a me.

Non so per certo dove finirà.

Non che io capisca realmente me stesso,

ed il fatto che penso che sta seguendo

la tua volontà,

non vuol dire che in realtà sia così.

Ma credo che il desiderio di piacerti

in realtà ti renda felice.

E spero di avere questo desiderio, in tutto ciò che sto facendo.

Lo so che se faccio questo,

Tu mi guiderai per il sentiero giusto,

anche se io posso anche non sapere nulla di esso.

Per questo avrò fiducia in Te sempre,

anche se potrò sembrare smarrito, e nell'ombra della morte.

Non avrò paura, perché Tu sei sempre con me,

e non mi lascerai mai ad affrontare le mie sofferenze da solo

 

 

BRANO MUSICALE
Purcell  “An Evening Hymn”

(Pregliera della sera: ora che il sole salute il mondo e vela le sue luci io vado a riposare sul mio soffice letto. Ma dove troverà riposo la mia anima o Dio, se non nelle tue braccia? E può esserci riposo più dolce e sicuro? Allora, presto, anima mia, al tuo riposo! E canta e loda la bontà di Colui che rende numerosi i tuoi giorni. Alleluia!”)