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DIAGNOSI PRENATALE


di FERRI PROF. MONS. PIETRO

Le indicazioni mediche per la diagnosi prenatale sono varie, come diverse sono le tecniche impiegate. Per questo sarebbe corretto che si accertasse se esiste, nel caso specifico, l'indicazione medica attraverso una consulenza genetica. Questa richiede poi un'informazione corretta alla gestante e alla coppia generante. In caso contrario, c'è da chiedersi se sia corretto eticamente e deontologicamente accedere a tale metodica.
Le posizioni etiche sono molto differenziate. Si va dal rifiuto totale della diagnosi prenatale, vista come pratica manipolativa e di selezione dell'essere umano soprattutto attraverso l'aborto e si passa ad un'altra posizione estrema, di segno opposto, di esaltazione quasi illimitata che vede in essa una grande conquista da parte dell'umanità per liberarla dai portatori di difetti. Posizione profondamente immorale, perché non tiene conto dell'essere umano e della sua dignità ancora prima della nascita. Questa è una visione di vita profondamente segnata dal razzismo, dall'edonismo e dal utilitarismo. Una società che accettasse questo modo di pensare valorizzerebbe solo una vita fisicamente sana e senza problemi nella ricerca del benessere ad ogni costo. Le due posizioni hanno bisogno di essere superate per porre l'attenzione su una rinnovata ricomprensione della finalità della diagnosi prenatale e del suo rapporto con la terapia (per ora ancora minima).
Le indicazioni mediche si uniscono a quelle sociali, personali, psicologiche, familiari, economiche, professionali della gestante e della coppia generante. L'attenzione a questi fattori porta a ricomprendere la finalità orientata all'identificazione di un bambino malato e non di provare se esso è sano. Ciò può facilitare l'attenzione al valore dell'integrità non solo materiale ma globale del soggetto umano e della sua dignità di persona. Per concludere direi. no alla rinuncia assoluta della diagnosi prenatale. No all'aborto selettivo come unica possibile alternativa. No alla diagnosi prenatale eseguita senza motivazione medica oggettiva e usata come prassi di routine.
Il pensiero della Chiesa è espresso dall'Istruzione della Congregazione della fede: "Tale diagnosi è lecita se i metodi impiegati con il consenso dei genitori adeguatamente informati salvaguardano a vita e l'integrità dell'embrione e di sua madre, non facendo loro correre rischi sproporzionati. Ma essa è gravemente in contrasto con la legge morale quando contempla l'eventualità, in dipendenza dei risultati, di provocare un aborto: una diagnosi attestante l'esistenza di una malformazione o di una malattia ereditaria non deve equivalere a una sentenza di morte". Ancora una volta: nodi centrali sono la risposta ai grandi temi della vita e della morte, della sofferenza e del dolore, della qualità e della sacralità della vita, del valore e della dignità del soggetto e della persona.


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