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Una DOMANDA di... etica

L'eutanasia è sempre un male?


Ho letto della legalizzazione dell'eutanasia in Olanda e delle dure critiche della Chiesa. Sono cattolico, ma mi chiedo che cosa tolga alla sacralità della vita accorciare di qualche tempo delle sofferenze atroci. In fondo la morte è solo un passaggio ad altra vita, perché restare così morbosamente attaccati a quella terrena? Credo che in certi casi togliere un respiratore equivalga a evitare quell'accanimento terapeutico che anche la Chiesa condanna.

risponde FERRI PROF. MONS. PIETRO

L'Olanda legalizza l'eutanasia. Il ministro della Sanità dello stesso Paese, alcuni giorno dopo, auspica l'assunzione di una pillola per poter morire "in maniera dignitosa", quando soggettivamente si ritiene che la vita non abbia più senso.
Escalation progressiva, ma non sorprendente! C'è ambiguità più che chiarezza nel fenomeno culturale che chiede, a gran voce, l'eutanasia. E' facile dire che la vita è un valore intangibile, non disponibile. E che la scelta dell'eutanasia è una scelta di morte e che la vita è sacra. E' anche pensabile che una "civiltà" che fa queste scelte, stia descrivendo la propria fine.
Nel momento in cui si violano i meccanismi del nascere e del morire, si induce la convinzione che l'uomo è il padrone della vita e della morte. A lui e a lui solo spetta decidere il come e il quando. Per la comprensione del fenomeno è utile capire che cosa sta dentro la domanda di eutanasia.
L'esperto di bioetica Corrado Valori scrive: "Dare la morte ad un malato che lo chiede non è necessariamente rispettare la sua libertà. "Prendendolo in parola" c'è il rischio di rispondere con un atto portatore di morte a ciò che, in molti casi, si rivela un grido di aiuto".
Lo stesso autore sottolinea alcuni aspetti che possono aiutare a "decodificare la domanda".
Oggi la cultura tende a negare la morte. Nello stesso tempo i trattamenti medici portano a prolungare la vita e quindi anche il morire. Da qui la richiesta di essere aiutati a morire. Domanda che va interpretata.
La negazione e la rimozione della morte, tipica della nostra cultura, portano alla volontà di dominio e controllo di essa. Essa non è più accolta come un evento della vita, come un fatto vivibile, perciò va eliminata.
La richiesta di morte può anche essere interpretata talora come aiuto a superare il dolore. Si apre a questo punto il problema delle cure palliative, della terapia del dolore, dell'accanimento terapeutico. Può indicare anche il bisogno di essere sostenuto nel capire se la propria vita ha comunque un valore. E non è infrequente il fatto che l'ammalato o il vecchio chiedano e desiderino sapere se coloro che sono loro vicini pensino che la loro vita valga ancora, se sono capaci di ascoltarli e di stare loro accanto.
Spesso l'eutanasia si colloca nella comune incapacità della nostra cultura a superare le difficoltà che la vita presenta. L'esperienza viene interrotta (nel lavoro, nel matrimonio...) quando la tensione diventa forte. Così è anche per la sofferenza. Incapacità che può generare la domanda di eutanasia. A tutto ciò si può aggregare la diffusa mentalità che "certe vite" non hanno più valore. Il problema vero è allora la nostra incapacità a dare sostegno a chi si trova a sopportare il dolore e si sente invece abbandonato. Da qui nasce il desiderio di morire attraverso l'eutanasia. Ho offerto alcuni spunti per la comprensione del fenomeno. Al nostro amabile lettore è chiesto di riflettere e... porre eventuali altre domande.



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