SPECIALE
PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA

  • CONTRIBUTO FAMIGLIA PIU' (25-05)
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  • PERCHE' HO SCELTO DI NON VOTARE
    di Ermes Rigon, presidente del Comitato Regionale dell'Emilia Romagna per i diritti della Famiglia
    (04-06)
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  • Da "Famiglia Oggi": PAESI EUROPEI A CONFRONTO (04-06)
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  • LA TUTELA DEL CONCEPITO NELL'ORDINAMENTO ITALIANO (04-06)
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  • LINKS (25-05)
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  • DIGNITA' UMANA E TRASMISSIONE DELLA VITA (17-04)
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  • PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA (15-03)
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    Ultimo aggiornamento: 03 Giugno 2005

    • Riflessioni sui referendum parzialmente abrogativi della legge 40/04 sulla Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) con particolare attenzione alle possibili ripercussioni sulla Famiglia (25 Maggio 2005)
      L’Associazione “Famiglia Più” desidera dare un contributo al dibattito sui quattro referendum parzialmente abrogativi della legge 40/2004 sulla Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) attraverso alcune riflessioni sia di ordine generale sia in un’ottica familiare. Le questioni messe in gioco dai referendum sono molteplici e talmente importanti da influenzare profondamente non solo il modello della famiglia ma i rapporti che regolano la società.
      Riflessioni sulla legge attuale che regola la PMA nell’ottica della famiglia
      L’impossibilità di realizzare il desiderio di generare un figlio causa una grande sofferenza per le coppie, a cui, sia la comunità civile che quella medico-scientifica, devono cercare risposte efficaci nel rispetto della sicurezza, della corretta informazione e dignità di tutti i soggetti coinvolti.
      Le tecniche di riproduzione assistita (TRA), comprese quelle extra-corporee, o “in vitro”, rappresentano alcuni di questi tentativi. Non bisogna dimenticare, tuttavia, che qualsiasi tecnica di fecondazione in vitro presenta oggi delle probabilità abbastanza basse di riuscita, dei potenziali rischi fisici per il nascituro e per la madre e psicologici per la coppia, che devono essere conosciuti molto bene prima di esprimere un consenso reale alla sua esecuzione. Si tratta di un percorso lungo e difficile per la coppia che, nella maggioranza dei casi, non conduce al risultato sperato.
      Riteniamo che la legge attuale, anche se imperfetta e modificabile, sia utile alla coppia e alla famiglia perché definisce delle regole, che prima non esistevano, di applicazione e di accesso alla PMA, ponendo fine alla precedente situazione di “procreazione selvaggia”, nel rispetto di tutti i soggetti coinvolti, compreso l’embrione-persona, proibendone la soppressione e lasciandogli una qualche speranza di vita. Si tratta di una legge laica, non confessionale, che ha cercato di mediare le diverse istanze di una società pluralistica. La legge attuale consente la PMA solo alle coppie affette da sterilita' o infertilita' inspiegata o accertata, di cui sia impossibile rimuovere le cause, stabili (anche se non unite in matrimonio!) e di sesso diverso, garantendo ad ogni figlio nato il diritto ad avere un padre e una madre legati tra loro da affetto stabile; consente la PMA solo alle donne in eta' potenzialmente fertile, impedendo situazioni aberranti di mamme-nonne; introduce il principio della gradualità secondo il quale la coppia deve giungere alla decisione di intraprendere il tentativo della PMA dopo un itinerario informativo-formativo condiviso che permetta l’acquisizione della piena consapevolezza della scelta dopo avere considerato altre possibilità, compresa la scelta adottiva; non ammette la PMA eterologa al fine di riconoscere il diritto del figlio di avere dei genitori pienamente riconoscibili, sia affettivamente che biologicamente.
      Riflessioni sui quattro referendum abrogativi nell’ottica della famiglia
      Riteniamo che il referendum sia uno strumento inadatto ad affrontare i problemi trattati che, anche dal punto di vista delle conoscenze scientifiche, presentano molte zone d’ombra. Sarebbe stato più opportuno un ulteriore tentativo di mediazione politica nella sede istituzionale, cioè il parlamento, per elaborare un testo ancora più vicino ai principi etici condivisi e ugualmente rispettoso dei diritti fondamentali della donna, della coppia, della famiglia e dell’embrione-persona.
      Invece ci troviamo in una situazione in cui anche un solo “si” farebbe a brandelli la legge attuale, rendendone più difficoltosa una successiva revisione politica e aprendo a tutta una serie di scelte non condivise dall’etica comune che potrebbero avere conseguenze individuali, familiari e sociali di grande disumanità e conflittualità.
      La stessa formulazione dei quesiti può trarre in inganno, perché tecnicamente “propone” solo di eliminare qualche parola dagli articoli di legge, dando l’idea che la sostanza rimanga invariata; al contrario l’abrogazione di poche parole da un comma di un articolo di legge possono modificare radicalmente la legge stessa.
      Attenti agli slogan
      “Per consentire nuove cure per malattie come l’Alzheimer, il Parkinson, la sclerosi multipla, il diabete, le cardiopatie, i tumori”
      Questo è lo slogan, ingannevole, di uno dei referendum volto ad eliminare i limiti imposti alla sperimentazione sugli embrioni umani, alla crioconservazione e alla clonazione “terapeutica”, attraverso l’abrogazione di alcune parti degli articoli 12, 13 e 14.
      Su questo argomento è necessaria un’informazione chiara e corretta e non fuorviata da messaggi non veritieri e che, talvolta, puntano a fare presa sull’emotività della gente attraverso anche l’esposizione di persone portatrici di gravi sofferenze fisiche.
      Ad esempio non risponde al vero che le cellule staminali embrionali rappresentano la via migliore per lo sviluppo di “terapie cellulari salvavita” o che addirittura tali terapie sarebbero addirittura già disponibili. Tale approccio pone il cittadino di fronte ad un falso dubbio: lasciare morire milioni di persone o permettere l’uso degli embrioni umani per generare cellule salvavita?
      Non siamo d’accordo, per motivi etici e scientifici con questo referendum, che è volto ad eliminare i limiti imposti alla sperimentazione sugli embrioni umani e alla clonazione a scopo di ricerca.
      Riteniamo che il dibattito sulla legge debba svilupparsi prima di tutto sugli aspetti relativi alla dignità dell’embrione ed al suo riconoscimento come vita umana a tutti gli effetti. In questo contesto rifiutiamo la produzione e l’utilizzo di embrioni sia per la ricerca che per un’eventuale “terapia” perché sarebbe necessaria la soppressione di vite umane al loro inizio anche se con l’ipotetica finalità di salvarne altre.
      Anche il ragionamento scientifico è ben lontano dal riconoscere alle cellule staminali embrionali il primato nel successo di ipotetiche “terapie cellulari”; infatti, per citare solo alcuni esempi, le uniche terapie già impiegate nella pratica clinica, e talvolta salvavita, come nella cura di alcune leucemie e alcuni linfomi maligni, utilizzano, attualmente, cellule staminali somatiche adulte e non embrionali; inoltre vi è ancora scarsa conoscenza dei meccanismi che regolano l’attività delle cellule staminali embrionali e non esistono, al momento attuale, terapie, neppure sperimentali che utilizzano cellule staminali embrionali.
      Il quesito si propone anche l’accesso alla clonazione cosiddetta “terapeutica”, che sarebbe più corretto chiamare “a scopo di ricerca”, perché nemmeno la sperimentazione su cavie animali ha dato finora risultati positivi. Lo stesso Comitato dell’ONU, nella 59° Assemblea Generale (18 febbraio 2005), bandisce ogni clonazione umana, sia riproduttiva che terapeutica, e afferma che “nessuna vita umana deve essere prodotta per poi essere distrutta a beneficio di altri”.
      Riteniamo eticamente inaccettabile che, attraverso un accesso indiscriminato alla PMA e la perdita del rispetto della vita umana allo stadio embrionale, si possa arrivare alla premeditata produzione di figli su misura per curare le malattie di altri figli già nati. Riteniamo che la vita umana non possa essere creata con lo scopo di determinare un il beneficio per altri e quindi un figlio non deve essere creato specificamente per salvare la vita di un’altra persona ma deve essere accolto ed amato incondizionatamente a prescindere dal suo valore strumentale di aiuto per qualcun altro. Questa preoccupazione non è, fra l’altro, prerogativa dei cristiani perché lo stesso Kant sosteneva che “l’essere umano dovrebbe essere sempre considerato come fine in se stesso e non come mezzo per il raggiungimento dei fini di un’altra persona”.

      “Per la tutela della salute della donna”
      Questo è lo slogan fuorviante del referendum che vuole eliminare i limiti all’accesso alla PMA e al numero di embrioni prodotti attraverso l’abrogazione parziale degli articoli 1, 4, 5, 6, 13 e 14. Gli obiettivi di questo referendum sono quelli di estendere l’accesso alla PMA anche alle coppie non sterili, di ottenere un presunto maggior “successo” delle tecniche in termini assoluti di “bambini in braccio” e ridurre il numero dei cicli di fecondazione a cui la donna dovrebbe sottoporsi.
      Siamo in disaccordo anche con questo referendum che vuole eliminare i limiti all’accesso alla PMA e al numero di embrioni prodotti. Riteniamo che l’estensione dell’accesso alla PMA anche alle coppie non sterili comporti una snaturazione della finalità per la quale la legge è nata, cioè la regolamentazione delle tecniche di PMA e l’aiuto alle famiglie sterili. Inoltre l’accesso alla PMA delle coppie non sterili potrebbe rappresentare una pericolosa apertura verso una cultura “eugenetica” e discriminante nei confronti delle persone portatrici di disabilità. Infatti se il quesito venisse accolto (abrogazione di parte della lettera b del comma 2 dell’articolo 13 della legge) permetterebbe di allargare l’accesso della fecondazione artificiale anche alle coppie non sterili portatrici di malattie genetiche consentendo di eseguire la selezione genetica preimpianto per scegliere i sani ed eliminare i malati, o i probabili malati, o magari quelli che potrebbero ammalarsi in futuro. Dal punto di vista etico la selezione, anche quando mossa dal legittimo desiderio di avere un figlio sano, si risolve in una discriminazione fra persone che hanno uguale diritto di vivere, dunque in una mentalità apertamente eugenetica.
      Questo referendum si propone di ottenere un presunto maggior “successo” delle tecniche in termini di “bambini in braccio”, espressione che si addice meglio ad una situazione di acquisto di un’auto “chiavi in mano”, piuttosto che alla nascita di un figlio. Per ottenere questo risultato il referendum vuole abrogare l’articolo della legge attuale che consente un unico e simultaneo impianto di tutti gli embrioni prodotti, comunque non oltre tre, e consentire l’impianto di un numero illimitato di embrioni attraverso la produzione di più embrioni di quelli necessari. In effetti in questo caso ci si addentra in un terreno delicato in cui la scienza medica può modificare anche rapidamente le sue conclusioni alla luce di nuove scoperte e in cui la legge ha forse dei limiti, tuttavia siamo contrari alla possibilità di produrre più di tre embrioni prima di tutto per motivi etici (aumento della perdita di embrioni e conseguente violazione della dignità umana) ma anche scientifici. Infatti gli studi dimostrano che il numero assoluto di “bambini in braccio” non cambia aumentando la produzione di embrioni per ciclo e la crioconservazione (congelamento a -170°C e conservazione in appositi frigoriferi) li espone a rischi importanti (rischio dell’abbandono, della “scadenza”, delle alterazioni e della morte embrionaria)
      Per quanto riguarda la tutela della salute della donna, è vero che con la legge attuale la donna è obbligata a ripetere il bombardamento ormonale anche più volte in caso di mancato attecchimento degli embrioni impiantati ma d’altra parte l’applicazione rigorosa della legge tutela le donne, che in assenza di “limiti” sarebbero maggiormente a rischio di gravidanze multiple (nel caso vengano trasferiti più di tre embrioni).

      “Per l’autodeterminazione e la tutela della salute della donna”
      E’ lo slogan del referendum che vuole eliminare i limiti all’accesso alla PMA e al numero di embrioni prodotti ma con l’aggiunta dell’autodeterminazione della donna e la privazione dei diritti del concepito. Infatti attraverso l’abrogazione totale dell’articolo 1, viene eliminato il concepito fra “i soggetti coinvolti” nel processo di fecondazione e portatori di diritti.
      Siamo contrari a questo referendum che vuole privare il concepito dei diritti che gli derivano dall’essere soggetto coinvolto e protagonista della fecondazione. Riteniamo che il figlio abbia, per i suoi genitori e per la società, primariamente un valore ontologico, cioè una dignità che deriva direttamente dal suo essere, l’essere di una persona donata ad una famiglia come grande e preziosa responsabilità. Neghiamo che l’embrione-persona, che è lo scopo e il protagonista delle pratiche di fecondazione, non debba essere coinvolto e venga considerato come “cosa” senza diritti. Neghiamo altresì la logica utilitaristica che l’embrione abbia solamente un valore economico, un valore affettivo, politico o ideologico. I figli si amano, spesso ancora prima del concepimento, e tale amore cresce anche prima della nascita, durante la gravidanza, nel desiderio e nell’attesa dei genitori.

      “Per la fecondazione eterologa”
      Questo è lo slogan veritiero di chi vuole, attraverso l’abrogazione parziale degli articoli 4, 9 e 12 della legge, reintrodurre il ricorso a donatori e donatrici di gameti (pur rimanendo preclusa la fecondazione alle coppie omosessuali e ai singles).
      Siamo contrari alla fecondazione eterologa perché la reintroduzione del ricorso a donatori e donatrici di gameti è in conflitto con il concetto di famiglia stesso. Infatti la fecondazione artificiale eterologa lede alcuni diritti fondamentali dei soggetti coinvolti come il diritto dei figli a conoscere i loro genitori biologici; a conoscere anche i fratellastri biologici (per non correre il rischio di contrarre eventualmente matrimonio con consanguinei). Inoltre il rischio di generare conflitti fra i soggetti coinvolti è molto alta: ad esempio con la madre surrogata nel caso di affitto d’utero, soprattutto nei casi in cui questa fosse anche la donatrice di gameti; i conflitti familiari causati dal senso di estraneità che nel tempo può venirsi a creare nel genitore non biologico. Questa situazione, infatti è completamente diversa da quella dell’adozione in cui la coppia parte dal dato di fatto dell’esistenza di un bambino abbandonato che ha bisogno di una famiglia, e per questo si assume con generosità tutti rischi e i sacrifici dell’adozione stessa. Nell’eterologa, invece, il bambino viene posto premeditatamente in condizioni di maggior debolezza, salvo poi sostenere che si tratta di un atto di amore. Riteniamo che l’eterologa porta all’estremo i rischi di fraintendimento della procreazione, già presenti in ogni fecondazione artificiale, ed esponga a possibili prevedibili “usi” distorti della procreazione nell’ambito delle unioni omosessuali, nella procreazione “solitaria” dei singles e nell’utero in affitto.

      In conclusione siamo contrari a tutti e quattro i questiti referendari perché li riteniamo lesivi dei diritti della persona nel momento della sua massima debolezza, cioè il concepimento. Riconosciamo, nei principi ispiratori dei referendum, una cultura, che non condividiamo, che ammette la possibilità di selezionare e accettare alla vita le persone in base a criteri utilitaristici. Riteniamo che tutte le famiglie dovrebbero riflettere profondamente sui riflessi negativi che l’introduzione della fecondazione eterologa potrebbe avere sugli equilibri e i diritti dei bambini e delle loro famiglie e ci sembra appropriato ricordare a questo proposito la posizione della nostra Chiesa che, nella Donum Vitae afferma: «Il figlio ha diritto ad essere concepito, portato in grembo, messo al mondo ed educato nel matrimonio», nel quale un uomo e una donna, per l’esclusiva e indissolubile unione che li caratterizza, acquisiscono «il diritto esclusivo a diventare padre e madre soltanto l'uno attraverso l'altro», e trovano in ciò «una conferma e un completamento della loro donazione reciproca».

      Vittorio Franciosi
      Presidente “Famiglia Più”



    • Collegamenti a siti su PMA (25 Maggio 2005)
      Elenchiamo di seguito alcuni links a siti interessanti per chi desidera approfondire ulteriormente l'argomento dei referendum e della Procreazione Medicalmente Assistita:
      www.Impegnoreferendum.it
      Comitato Scienza e Vita
      Diocesi di Parma - Speciale Referendum
      Guida ai quesiti referendari
      Bioetica e Famiglia
      Fecondazione Artificiale - Info
      Scienza e Fede: Embrione umano
      Documentazione interdisciplinare di Scienza e Fede
      Medicina e Persona



    • DIGNITA' UMANA E TRASMISSIONE DELLA VITA (17 Aprile 2005)

      Incontro pma

      Le associazioni Famiglia Più, Rinascita Cristiana, Centro di Aiuto alla Vita, Azione Cattolica, Ufficio Diocesano della Famiglia e la Scuola Diocesana di Formazione Sociale hanno proposto a tutta la cittadinanza una riflessione ed un confronto sul tema della dignità della persona umana e della trasmissione della Vita dal punto di vista scientifico, etico e giuridico, dal titolo:

      DIGNITA' UMANA
      E
      TRASMISSIONE DELLA VITA

      Riflessioni a margine della Legge sulla
      Procreazione Medicalmente Assistita
      Lunedì 02 maggio 2005
      ore 20.30

      Sala Convegni Fondazione Don Gnocchi
      P.le dei Servi 3 - Parma

      Programma

    • 20.30 Introduzione

    • Prof.ssa Eleonora Porcu
      Efficienza della procreazione medicalmente assistita con l'applicazione della Legge 40.

    • Prof. Michele Aramini
      Nascere con la fecondazione artificiale: aspetti etici

    • Prof.ssa Lorenza Violini
      Tra scienza e diritto: i nodi problematici della fecondazione medicalmente assistita

    • Dibattito

    • 22.45 Conclusione
      Moderatore: Dott.ssa: A. Valle


      Breve biografia dei relatori




    • PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA (15 Marzo 2005)

      “Procreazione Medicalmente Assistita e la Legge 40/04:
      aspetti medico-legali”


      Incontro FMA

      Venerdì 04 Marzo 2005, dopo l'assemblea dei soci di Famiglia Più, ha avuto luogo un incontro pubblico con il Professor Nicola Cucurachi, Medico Legale della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma, che ci ha illustrato la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita che sarà a breve oggetto di referendum.

      Per consentire una corretta lettura della legge 40/04 e chiarire gli interrogativi posti dai quesiti referendari su cui saremo chiamati ad esprimerci, il prof. Nicola Cucurachi ha prima di tutto illustrato in modo semplice e chiaro gli aspetti medici della procreazione medicalmente assistita, a partire dalle motivazioni che possono spingere a ricorrere alla PMA. Dalla risoluzione di un problema di sterilità, al desiderio di procreazione da parte single, al desiderio di una gravidanza in epoca non fertile (mamme nonne) ecc.
      Successivamente ha illustrato gli aspetti fondamentali della legge, ponendo in evidenza che la finalità della legge 40, sancita dall’art. 1, è il favorire la soluzione di problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o infertilità umana, nel rispetto dei diritti del concepito. Il ricorso alla PMA è consentito unicamente qualora non vi siano altri metodi terapeutici efficaci.
      Altro aspetto importante è dato dai requisiti soggettivi: possono accedere alla PMA solo coppie di maggiorenni di sesso diverso in età fertile, coniugate o conviventi ed entrambe viventi. Il prof. Cucurachi ha sottolineato che lo stato di convivenza, non essendo altrimenti regolamentato, è accertato tramite autocertificazione.
      La legge prevede inoltre l’obbligo del consenso informato, al fine di chiarire alla coppia i problemi e possibili conseguenze della PMA, oltre che dei costi economici. Il consenso informato rappresenta un aspetto importante della legge in quanto non è consentito cambiare idea dopo la creazione degli embrioni ed il figlio non può essere disconosciuto. Un aspetto curioso della legge è che, pur essendo previsto l’obbligo di impianto dell’embrione, non sono previste sanzioni e non è definito cosa farne degli embrioni “abbandonati”. Tra le ipotesi al vaglio, ma non ancora approvate, la possibilità di adozione dell’embrione da parte di coppie non fertili e, per gli embrioni non impiantabili, l’eventuale utilizzo per scopo di ricerca. Già ora esistono in Italia 30000 embrioni abbandonati, il cui destino non è ancora stato deciso e né regolamentato.
      Forse non tutti sanno che la legge regolamenta anche le situazioni derivanti da “Turismo procreativo”, definendo le modalità per il riconoscimento del concepito (il marito o convivente non può disconoscere un figlio frutto di una fecondazione eterologa avvenuta in paesi dove è consentito), impossibilità di beneficiare dell’anonimato da parte della madre (impossibilità quindi di rinunciare alla maternità nel caso di utero in affitto) ed impossibilità da parte del donatore di gameti di accampare diritti sul nascituro.
      La legge, infine, prevede sanzioni molto pesanti per i medici che non rispettano la legge sulla PMA, ma non prevede nessuna pena per gli utenti.
      Il prof. Cucurachi ha inoltre evidenziato come a livello europeo la legislazione sia eterogenea e come, a fronte di paesi dove sono ammesse la clonazione umana e la sperimentazione su embrioni entro i 14 giorni dal concepimento, ve ne sono altri con legislazioni molto simili alla nostra.
      A conclusione dell’incontro sono stati descritti e 4 quesiti referendari, evidenziando come questi stravolgano l’impianto della legge, aprendo le porte alla ricerca scientifica sugli embrioni (quesito 1), alla eliminazione dei diritti del concepito (quesiti 2 e 3), all’ammissione della fecondazione eterologa (quesito 4).
      Dal dibatto conclusivo e dalle sollecitazioni del prof. Cucurachi è emerso come i referendum spostino l’attenzione dai diritti del nascituro ai diritti dell’uomo a soddisfare i propri desideri e come le finalità, pur potenzialmente buone, della ricerca scientifica, non debbano scavalcare i principi etici dell’uomo e come debbano pertanto essere mediati da una valutazione etica che preservi la dignità della persona umana.
      Per chi fosse interessato ad approfondire l'argomento segnaliamo il sito a cura di avvenire: www.Impegnoreferendum.it

      Incontro PMA


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