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PROBLEMI APERTI RIGUARDO AL RAPPORTO GENITORI-SCUOLA


di Giovanna Mazzoni

La legge sull’autonomia scolastica ha fatto emergere un nuovo profilo di scuola, meno centralizzata e perciò più collegata al territorio, agli enti locali, alla società, alle varie realtà culturali in essa operanti. Insieme a questi aspetti positivi c’è il rischio che la scuola possa diventare autoreferenziale, frantumata dal punto di vista educativo e culturale; i genitori, quali naturali referenti della scuola, potrebbero e dovrebbero porsi come punto di riferimento solido e chiaro.
La loro collaborazione si è di fatto spesso verificata (laddove sono state realizzate sperimentazioni sull’autonomia), attraverso comitati di genitori quali quello per la mensa, la disciplina, l’informatica, ci si chiede tuttavia se la collaborazione scuola-famiglia possa esprimersi solo attraverso la concretizzazione di percorsi già definiti o anche attraverso la scelta e i percorsi degli stessi.

I genitori possono (o debbono) essere presenti nelle scelte educative che le singole scuole saranno sempre più chiamate a fare nell’ambito dell’autonomia?
I genitori hanno consapevolezza del fatto che la quotidiana e concreta vita scolastica dei loro figli sottende una visione dell’uomo, una visione della vita e quindi dell’educazione e che è su queste cose che bisogna arrivare a confrontarsi?
Di fatto i genitori faticano a porsi come interlocutori paritari nei confronti della scuola e degli insegnanti, quando partecipano tendono spesso ad interferire su questioni didattiche che non competono loro, d’altra parte anche gli insegnati non sempre sono disponibili all’ascolto e alla collaborazione con la famiglia per il perseguimento di obiettivi formativi comuni.
Può la Chiesa aiutare entrambi per lo sviluppo di un miglior dialogo e di una maggiore formazione?



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